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Anno pubblicazione: 2003
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Riccardo Pittau: tromba
Guglielmo Pagnozzi: sax alto, clarinetto
Edoardo Marraffa: sax tenore e alto, edofono
Alberto Capelli: chitarra elettrica e acustica
Fabrizio Puglisi: pianoforte
Vincenzo Vasi: basso elettrico, voce
Mirko Sabatini: batteria
Lullo Mosso: contrabbasso, voce
Francesco Cusa: batteria
Domenico Caliri: direzione, chitarra elettrica, composizioni
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Anno pubblicazione: 1995 Prima parte:
Seconda parte:
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Composizioni di Domenico Caliri, escluse 3 e 7, di Massimo Simonini e Roberto Monari
Quintetto 1
Guglielmo Pagnozzi: (sax contralto e soprano)
Alberto Capelli: (chitarra elettrica)
Fabrizio Puglisi: (pianoforte)
Lelio Giannetto: (contrabbasso)
Francesco Cusa: (batteria)
Quintetto 2
Edoardo Marraffa: (sax tenore e soprano)
Riccardo Onori: (chitarra elettrica)
Stefano De Bonis: (pianoforte)
Luigi Mosso: (contrabbasso in 1, 2, 3, 5, 12)
Giovanni Maier: (contrabbasso altre tracce)
Mirko Sabatini: (batteria)
Il disco in esame ha ormai qualche annetto, essendo uscito nel 1995, ma merita ampiamente questa pur ritardata presentazione, dato che si tratta di un lavoro che - per complessità formale e valore degli esecutori - non è frequente incontrare tra le produzioni italiane.
Lo Specchio Ensemble è un gruppo di musicisti, in parte provenienti dal ben noto movimento bolognese Basse Sfere, riuniti da Domenico Caliri fin dal 1992 e che, nel 1994, con la Suite no. 1 per quintetto doppio, dello stesso Caliri, si aggiudicò il premio "Iceberg - Biennale Giovani", che rese possibile la registrazione di questo CD.
Domenico Caliri, chitarrista, classe '67, deve la sua notorietà soprattutto alle sue collaborazioni con Enrico Rava (da Carmen all'Elecrtic Five), ma che in questa veste di compositore e direttore si spinge ben oltre quelle esperienze.
Lo Specchio Ensemble prevede la disposizione dei musicisti in due gruppi "a specchio", composti ciascuno da sax, chitarra elettrica, pianoforte, contrabbasso e batteria. La Suite è suddivisa in due parti principali, ed è poi frazionata in molte altre sezioni, spesso assai diverse tra loro e che arrivano ad includere tracce - le due "Pellicola" - costruite "a posteriori" da Massimo Simonini e Roberto Monari, rielaborando in studio materiale precedentemente registrato. Il clima è quello dell'avanguardia classica, con momenti di dodecafonia, di contrappunto, di pura improvvisazione - le "Transizioni" - e molte parti scritte per l'intero ensemble.
Per la complessità strutturale, il lavoro ricorda certe opere di area Rova (The Secret Magritte), ma per alcune sonorità ci riporta all'avanguardia chicagoana. Il jazz, inteso nella sua versione più tradizionale, non è in verità molto presente, sebbene l'eccellente lavoro dei due pianisti - Fabrizio Puglisi e Stefano De Bonis - e dei due fiati - Guglielmo Pagnozzi e Edoardo Marraffa - ne presenti con frequenza le impronte.
L'ascolto del lavoro è impegnativo, ma può essere facilitato seguendo il succedersi delle parti nelle indicazioni del libretto. L'attenzione è comunque tenuta ben desta dai colpi di scena che si succedono: anche nei "Collettivi" e nelle "Transizioni", all'interno del caotico magma sonoro, svettano sempre le singole voci, senza una consequenzialità melodica ma con una propria necessità espressiva. E l'alternarsi di spazi nervosamente dinamici e momenti di cameristica delicatezza costituiscono l'aspetto più fruibile fin da un primo ascolto. Che non può rimanere isolato, se si vogliono cogliere, per quanto è possibile, le mille particolarità di questa complessa ed assai apprezzabile opera.
Valutazione:* * * *
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