MirKo Sabatini

atman

puntolinea

copertina Atman - Punto Linea

Anno pubblicazione: 2004
Etichetta: Bassesfere

  • Puntolinea
  • Anthropofagy
  • Miricucco
  • Seria blu
  • Faccio cerchi con la mente
  • Northern Lights
  • Il valzer del ricordo
  • No Pigeons Here!
  • The Wave Is Coming
  • Gregorio

Formazione

Alberto Capelli: electric, classical & toy guitars
Fabrizio Puglisi: piano, toys, objects
Mirko Sabatini: drums & electronics
Achille Succi: bass clarinet & alto sax

Recensito da Donato Zoppo
Voto medio: (9)

Secondo album per un grande quartetto bolognese

Mi è capitato raramente di ascoltare un disco di jazz elettrico così intrigante. L'ho fatto con gli Atman, ascoltandoli con piacere, partecipazione, eccitazione. Ma dai ragazzi del Collettivo Bassesfere non potevo aspettarmi altro. E sicuramente nella realizzazione di questo disco avrà pesato anche il fatto che l'Associazione bolognese festeggia nel 2004 il suo decennale.
Atman è senza dubbio una delle esperienze più interessanti di questo collettivo, votato alla ricerca sonora, alla sperimentazione e all'improvvisazione, evitando accuratamente di ingabbiarsi in facili quanto limitative etichette.

Atman nasce come trio, pubblica il primo lp nel 1995, diventa quartetto e bissa nove anni dopo con questo splendido "Puntolinea". Un membro del gruppo è ben noto agli ascoltatori del prog: si tratta di Fabrizio Puglisi, formidabile tastierista dei Deus Ex Machina. Con lui troviamo il chitarrista Alberto Capelli, il batterista Mirko Sabatini e il fiatista (clarone e sax alto) Achille Succi. No al basso. Sì a giocattoli, aggeggi ed electronics.

Dal nome indiano (Atman è il "Sè cosmico" delle Upanishad) mi attendevo qualcosa di "mistico", invece il quartetto entra con decisione nei territori più sfocati della sperimentazione elettrica del jazz; sfiora il Rock In Opposition e flirta qualche volta con il suono di Canterbury (National Health ad esempio). Il brano d'apertura è eccezionale: la title-track cattura l'urgenza del "punto-linea" dell'Alfabeto Morse, creando un intreccio strumentale di grande suggestione.
Ricordano spesso alcune cose di Jarrett, Cecil Taylor e quindi degli Area (la seconda incarnazione in particolare): probabilmente non è casuale che il titolo del secondo brano ("Anthropofagy") richiami il primo disco solista di Patrizio Fariselli. Qui è più marcata una certa attitudine free e un maggior apporto dell'improvvisazione; lo stesso accade in brani come "Faccio cerchi con la mente".

L'interplay tra i quattro è magistrale ma non mancano spazi solisti. Capelli li utilizza con saggezza, penso a "Seria blu": si mette in evidenza e poi serve su un piatto d'argento una grande occasione ai tre colleghi, creando un'atmosfera un po' gitana, latina e coltraniana, fino a smarrirsi nell'indeterminatezza.
Le dita di Puglisi emergono spedite in "The wave is coming", un brano incalzante da togliere il respiro, tra i migliori.

L'approccio più sperimentale si evince da "Miricucco", in cui piano e sax ricamano su ipnotiche landscapes elettroniche, nell'intensità del suono "sghembo" e tagliente di "Northern lights". Se "Il valzer del ricordo" si pone come episodio malinconico e riflessivo, a "No pigeons here!" va la palma del brano più eccentrico e curioso.

Un altro grande gruppo che, accanto a Zu, Anatrofobia e A Spirale, rappresenta alla perfezione uno dei nuovi linguaggi musicali italiani. Un gran bel disco, tra i più ispirati del 2004.

Per ulteriori dettagli:
- Collettivo Bassesfere

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